Liberalizzazioni H24
Berlusconi e Tremonti sfidano le opposizioni sui guizzi liberisti
Alla fine il Parlamento sarà chiamato a votare la fiducia sulla manovra economica del governo per garantire la tempistica dell’approvazione, ma sul testo da approvare l’esecutivo lancia un appello alle opposizioni. Vale per gli obiettivi di rigore sui conti pubblici, come ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: “Se ci sono idee buone sono le benvenute, ma due più due deve fare quattro ed è importante che la manovra sia approvata nei tempi giusti, cioè prima dell’estate”.

Dal dicastero del Turismo non vogliono intestarsi la norma “libera commercianti” – “E’ frutto di un lavoro collegiale, di tutto il governo”, ripetono – ma d’altronde è noto l’endorsement che proprio la Brambilla riservò pubblicamente alla campagna giornalistica avviata a febbraio dal Foglio in nome del principio “libera domenica in libero stato”. “Il Foglio aveva avuto una buona idea, l’abbiamo raccolta”, spiega il ministro: “Integrando la legge Bersani del 2006 sulle liberalizzazioni, abbiamo aggiunto la disciplina degli orari e della chiusura domenicale o festiva nell’elenco di quelle limitazioni delle attività commerciali che regioni ed enti locali non possono attuare”. Dal momento in cui il decreto entra in vigore con la firma del presidente della Repubblica, quindi, “la libertà d’iniziativa economica degli imprenditori del commercio sarà garantita in maniera assoluta nelle località turistiche. Sarà una piccola rivoluzione, in linea con la filosofia di fondo dell’esecutivo, quella della riforma in senso liberale dell’articolo 41 della Costituzione”. Perché allora nel testo della manovra si parla di misura “sperimentale”? “Sono convinta dell’importanza e dell’efficacia di questo provvedimento – risponde Brambilla – ma intendo lavorare a fianco delle categorie interessate per monitorare gli effetti della norma. Già dopo l’estate potremo fare un primo bilancio”.
Sembra una risposta preventiva alle critiche arrivate ieri da Confcommercio, che ha parlato di “metodo inaccettabile” – rimproverando all’esecutivo di non aver consultato le categorie interessate – e di contenuti “discutibili”, visto che la disciplina del commercio sarebbe competenza delle regioni. “In realtà la stessa Corte costituzionale ha stabilito che in materia di tutela della concorrenza le leggi dello stato sono preminenti”, nota Brambilla. Confortata tra l’altro dal plauso di associazioni di categoria come Confimprese, che rappresenta centri commerciali e catene in franchising (“è un passo importante per sostenere la crescita economica, la creazione di nuovi posti di lavoro, la reputazione e l’immagine”) e Federturismo (“è un segnale di civiltà e di accoglienza nei confronti dei turisti e dei residenti”). Positivo anche il commento di Osvaldo Napoli (Pdl), presidente dell’Anci: “I comuni sono sempre favorevoli alle misure che favoriscono lo sviluppo locale”. “Ma in definitiva questa riforma l’abbiamo fatta innanzitutto perché la chiedeva la maggioranza dei cittadini – conclude il ministro Brambilla – Così acceleriamo la ripresa dell’economia e dell’occupazione”.
Nella maggioranza si fanno strada altre proposte più drastiche per aggredire il rapporto debito/pil: “Secondo me vanno vendute tutte le partecipazioni statali: Enel, Eni, Finmeccanica e Poste”, ha detto il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto. D’altronde che la crisi non si supererà soltanto grazie al rigore sui conti pubblici, lo ha ribadito ieri anche Standard & Poor’s: “Riteniamo che sui piani di riduzione del debito del governo continuino a pesare consistenti rischi – ha scritto l’agenzia di rating – dovuti soprattutto alle deboli prospettive di crescita del paese”. Poche righe che ieri pomeriggio hanno contribuito a far salire lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. E in serata Consob ha convocato S&P’s e Moody’s, chiedendo chiarimenti alla prima sulla diffusione del report sulla manovra del governo, avvenuta prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Nella maggioranza si fanno strada altre proposte più drastiche per aggredire il rapporto debito/pil: “Secondo me vanno vendute tutte le partecipazioni statali: Enel, Eni, Finmeccanica e Poste”, ha detto il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto. D’altronde che la crisi non si supererà soltanto grazie al rigore sui conti pubblici, lo ha ribadito ieri anche Standard & Poor’s: “Riteniamo che sui piani di riduzione del debito del governo continuino a pesare consistenti rischi – ha scritto l’agenzia di rating – dovuti soprattutto alle deboli prospettive di crescita del paese”. Poche righe che ieri pomeriggio hanno contribuito a far salire lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. E in serata Consob ha convocato S&P’s e Moody’s, chiedendo chiarimenti alla prima sulla diffusione del report sulla manovra del governo, avvenuta prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale.